Massimiliano Sossella

“Un’idea da mangiare”

Un’idea, un concetto, un’idea, finché resta un’idea è soltanto un’astrazione. Se potessi mangiare un’idea, avrei fatto la mia rivoluzione. (Un’idea, Giorgio Gaber)

Da un mese non faccio che pensare a questa idea. Giorno e notte. Quale mezzo è più adatto. Come renderlo un’opera d’arte viaggiante. Come renderlo trasformabile dentro e anonimo fuori. Quanto mi costerebbe questo scherzetto. Un mese a domandarmi se non sono davvero impazzito. O se sarei pazzo a non farlo. Alla soglia dei 70 anni. A fare business plan complicatissimi. A fare audit sul mio stato finanziario e assicurativo come non ne ho mai fatti in vita mia. A parlarne conte persone che mi vogliono bene, ascoltando i loro pareri, le loro perplessità amorevoli, il loro entusiasmo. Poi ho visto lui su un portale di annunci e ho capito che era lui. E ho anche capito che questa cosa andava fatta e nei prossimi 4 anni della mia vita avrei fatto questo. E ho cominciato a mangiare questa idea.

Vista laterale del furgone

Il box visto da dietro

Il lato con porta laterale

“Un’idea”

Mi è venuta pedalando, come spesso mi accade. Fuori c’è la Svizzera, quella dei prati pettinati che sembrano uno sfondo per desktop, quella ruvida come le cortecce degli alberi, quella essenziale del font Helvetica.

Voglio un veicolo commerciale, tipo uno di quelli che portano i pacchi di Amazon, bianco e anonimo, ma che, quando si ferma e si apre, mostra la mia arte e cerca di regalare un lampo di magia. E che, quando voglio, diventa il mio studio, il mio atelier itinerante. E che, quando mi serve, diventa il mio ufficio, la mia sala riunioni, un posto dove incontrare e lavorare con altre persone.

Più pedalo e più mi sembra che è una vita che penso a una cosa del genere, senza saperlo.